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LA PESCA

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STORIA DELLA PESCA

Nonostante il crescente sviluppo dell'attività alberghiera, Caorle conserva sempre il suo aspetto caratteristico di città marinara e la pesca rappresenta ancor oggi un'attività preminente della popolazione.
Gli stessi casóni della laguna sono considerati un'autentica testimonianza di archeologia delle lagune e la loro primigenia costruzione risale ai primi insediamenti umani in questa regione. Dunque dall'età del bronzo, come testimonia il villaggio protostorico rinvenuto a San Gaetano, la pesca veniva praticata in laguna di Caorle. Ma per trovare una testimonianza sicura, bisogna andare al XV secolo. Nel 1439, precisamente con la Dogale del 15 dicembre "Sul Privileggio delle Acque", il doge Francesco Foscari riconosce alla comunità di Caorle il possesso ed il godimento delle acque, paludi, canali e porti situati tra le foci dei fiumi Livenza e Tagliamento, con diritto esclusivo di pesca e caccia, confermando in pratica un diritto risalente ad epoche remote. Viene però fatto obbligo ai Caorlotti di corrispondere due ducati d'oro annui come livello perpetuo.
Un privilegio che dura poco. A causa del dissesto finanziario in cui versano le casse della Serenissima Repubblica di Venezia, nel 1690 viene dichiarata di pubblica ragione gran parte dell'area suddetta, divenuta col tempo terreno sodo a causa dell'impaludamento e delle sedimentazioni. Vengono tracciati due lotti di 9 e 11 Prese e messi in vendita, a causa delle proteste disperate dei Caorlotti, solo molti anni dopo, tra il 1717 e il 1782, ai nobili Cottoni e ai conti di Prampero. Le vive proteste dei pescatori valsero solo a mantenere la proprietà assoluta sulla XVI Presa, inclusa Valle Vecchia.
Anno 1853: I Caorlotti, vittime di gravi soprusi da parte dei pescatori di Latisana e San Michele, costituiscono un Consorzio che acquisisce dal Comune la proprietà della XVI Presa e i diritti di pesca, al fine di regolare tale attività. Il Comune impone al Consorzio il pagamento delle pubbliche imposte e di corrispondere alla Chiesa di Caorle la somma di venete L. 800.


portoIl 1910 è l'anno nero del Consorzio Peschereccio. L'ente, che si è sempre fatto carico della tutela economica e sociale dei pescatori, versa in disastrose condizioni finanziarie.
Viene decisa dall'Assemblea del 2 gennaio la vendita della XVI Presa e Valle Vecchia, col benestare del Consiglio Comunale di Caorle e del Prefetto di Venezia. Il Consorzio introita L. 225.000.
Le mutate condizioni sulle proprietà spingono, l'anno seguente, a trasformare l'industria peschereccia da lagunare in marittima. Vengono così costruite barche adatte alla navigazione per mare e affidate ad alcuni pescatori soci del Consorzio. Nel 1926 interviene l'Opera Nazionale Combattenti; suo scopo è quello di acquistare la XVI Presa (scissa in Valle Zignago e Valle Perera) e Valle Vecchia per bonificare e costruire strutture per la vallicoltura ittica a favore del Consorzio, ma nel '42 l'ONC vende le valli Perera e Zignago al conte G. Marzotto, mentre Valle Vecchia passa in proprietà all'Ente Nazionale per le Tre Venezie e in seguito alla Regione Veneto, che dopo la bonifica degli anni '50-60 oggi ha avviato un intervento di rinaturalizzazione. Della tradizione della pesca in laguna rimangono solo i ricordi narrati dai vecchi pescatori.

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