Sono numerose le testimonianze del passato romano e preistorico di Caorle
che continuano ad esserci restituite dall'entroterra e dal mare. La scoperta
dell'Alto Adriatico come mare archeologico è piuttosto recente.
Un importante capitolo della storia archeologica dell'Alto Adriatico inizia
nella primavera del 1992, quando è stato segnalato al ministero
dei Beni culturali il rinvenimento di un relitto in mare aperto. Una prima
campagna archeologica subacquea ha luogo tra l'inverno del 1992 e la primavera
del 1993: il relitto, che giace da oltre duemila anni nell'Adriatico,
si trova a 25 metri di fondale, è lungo quasi 23 metri con una
larghezza massima di quasi 9. Un guscio naturale prodotto da una forte
bio-attività protegge l'imbarcazione e il carico, costituito da
centinaia di anfore in buono stato di conservazione grazie al fatto che
la nave si è inabissata adagiandosi sul fondo del mare in posizione
pressochè analoga a quella di galleggiamento . Le cinque anfore
recuperate consentono di datare il relitto tra la fine del II e gli inizi
del I secolo a.C. e, dall'esistenza di una pellicola nerastra aderente
alle pareti, si può ipotizzare quasi con certezza che trasportassero
vino.
E' probabile che le anfore vinarie ritrovate fossero di produzione centromeridionale,
come indicherebbe l'argilla impiegata per la loro costruzione. Dunque,
la nave romana viaggiava da sud a nord ed era diretta probabilmente a
quel grande centro commerciale noto come la Roma del Nord, Aquileia.
I tentativi di asportazione di anfore dal carico da parte di alcuni predoni
ha indotto la Soprintendenza a progettare un sistema di protezione del
relitto mediante la stesura di più strati anti-intrusione, avvenuta
nel corso della seconda campagna (agosto -settembre 1994).
La consistente raccolta di attrezzi e oggetti attinenti la vita marinara
di varie epoche fa ritenere che il mare di Caorle custodisca numerosi
relitti ed imbarcazioni grandi e piccole, romane e post-classiche, che
verranno sicuramente scoperte nel corso di future campagne subacquee.
La ricchezza archeologica del territorio di Caorle e, soprattutto, le
prospettive di ricerca nel tratto di mare compreso tra la foce del Piave
e la foce del Tagliamento, hanno convinto la Soprintendenza Archeologica
per il Veneto e il Comune di Caorle ad avviare congiuntamente un progetto
di un nuovo museo da destinare all'archeologia subacquea del Veneto orientale.
Il Museo nazionale di Archeologia Subacquea troverà sede nell'ex
Azienda agricola Chiggiato, in località Sansonessa, all'entrata
di Caorle.
Firmato il protocollo d'intesa per il Museo Nazionale di Archeologia
del Mare
E' stato sottoscritto, l'11 febbraio 2002 nel municipio di Caorle, il
protocollo d'intesa tra il Comune di Caorle e la Soprintendenza Archeologia
del Veneto, per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
per la realizzazione del Museo Nazionale di Archeologia del Mare negli
immobili dell'ex azienda agricola "Chiggiato", alle porte di
Caorle.
L'atto, sottoscritto dal Sindaco di Caorle Luigino Moro e dal Soprintendente
Luigi Malnati, conclude un iter istituzionale formale iniziato all'indomani
dei ritrovamenti sul territorio di Caorle di vari reperti di epoca romana
e medievale, ma soprattutto del ritrovamento in mare di una nave romana
del III-II secolo a.C., già ispezionata e protetta dalla Soprintendenza
negli anni scorsi. Il Consiglio Comunale e la Giunta hanno quindi proceduto
alla deliberazione di interventi per l'istituzione di un museo, individuato
negli edifici dell'ex azienda Chiggiato.
Contestualmente al protocollo d'intesa, infatti, è stato sottoscritto,
a firma della dirigente del Settore Servizi Sociali, Fabrizia Titon, e
dello stesso Sovrintendente Luigi Malnati, anche un atto di concessione
in comodato al Ministero degli immobili a ciò destinati, e cioè
tutti quelli esistenti eccetto i fabbricati adibiti a Centro Promozione
prodotti agricoli e sede Polizia Municipale e Apt, attualmente in ristrutturazione.
Il comodato degli immobili come si trovano nello stato attuale è
a titolo gratuito e della durata di 99 anni, rinnovabile.
La Soprintendenza, per conto del Ministero, si impegna al completamento
della struttura museale entro 10 anni, con un restauro statico e conservativo
del complesso, l'allestimento tecnico-scientifico. La gestione del museo
sarà affidata in concessione a terzi con le modalità previste
dalla normativa in vigore; la Soprintendenza si riserva in via esclusiva
la sola funzione di direzione scientifica.
Sarà approvato, di comune accordo, il regolamento per il funzionamento
del Museo Nazionale di Archeologia del Mare.
Gli oneri fiscali, le spese sull'utenza di servizi erogati e gli oneri
di gestione sono a carico dello Stato.
Alla sigla dei due documenti avanti il Segretario Generale Lucia Canever,
erano presenti anche Luigi Fozzati, direttore dello STAS - Servizio Tecnico
di Archeologia Subacquea della Soprintendenza, e il direttore amministrativo
dr. Quercia
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