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L’arch. Paolo Gusso presenta il suo ultimo libro “Ca’ Corniani”

 

Questa mattina, nella storica cantina Ca’ Corniani, e più precisamente presso l’ex granaio ora completamente rinnovato, l’Arch. Paolo Francesco Gusso ha presentato la sua ultima opera “Ca’ Corniani”.

  

Ben 682 pagine in cui immergersi per scoprire, grazie alle parole dell’autore ed ai documenti riportati, la storia di questo borgo che ancora oggi mantiene inalterato il suo fascino, per i molti visitatori che vi transitano, grazie anche alle nuovissime piste ciclabili.

 
“È con grande piacere che l’Amministrazione Comunale ha accolto quest’iniziativa – ha dichiarato il Vice Sindaco Giovanni Comisso – Ca’ Corniani è sempre stato e sempre sarà parte fondamentale della nostra storia: chi vi ha vissuto non può che testimoniare la sua importanza rivestita negli anni. Ed oggi, grazie all’importante intervento di riqualificazione realizzato da Generli, ci auguriamo che possa riprendere ad essere punto di riferimento non solo per i caorlotti ma anche per chi ama il nostro territorio”.

 

CA’ CORNIANI
Il 18 giù 1718 i fratelli Cottoni (famiglia di origine greca che, dopo aver ottenuto un’ingente fortuna grazie al commercio, si trasferì a Venezia) acquistarono all’asta della Repubblica di Venezia 7 prese, comprese tra l’attuale Brian all'attuale fiume Lemene, per un totale di 4500 ettari di laguna.
La terza e la quarta presa corrispondono a quella che oggi è la Tenuta di Ca'Corniani, in tutto 1800 ettari di terre all’epoca paludose o vallive.
Ai fratelli subentrarono due nipoti e poi i figli di questi. La quarta presa, di quasi 1200 ettari, fu ceduta all’Ospedale dei Mendicanti di Venezia, per il pagamento del prestito iniziale, e poi acquistata da Bonomo Algarotti, che alla sua morte nel 1766 lasciò tutto alla figlia Maria che sveva sposato un Corniani. Le terre restarono ai suoi 4 figli che però le frequentavano solamente per battute di caccia e pesca, mentre i Cottoni diedero il via alla bonifica.
I Corniani iniziarono ad affittare le loro terre fino a venderle del tutto ad un affittuario, Daniele Milani, nel 1841, che passarono poi nel 1846 all’ebreo Girolano Lattis che voleva trasformarle in risaie. Trovandosi poi in difficoltà, l’imprenditore vendette tutto alle Generali nel 1851.
I protagonisti indiscussi di questo primo periodo furono il direttore generale Samuele della Vida e l’ingegner Daniele Francesconi, che costruirono vari edifici per un totale di 30.000 mq edificati. Da punto di vista idraulico realizzarono varie chiaviche per lo smaltimento delle acque in modo naturale. Ma non ottenendo risultati soddisfacenti pensarono di eliminare le risaie. Nel 1869 divisero il territorio in 4 parti, ognuna con una pompa di asciugamento automatico azionata da pompe a vapore, anche qui, senza raggiungere la massima efficienza. Nel 1875 il direttore della Vida si ritira in pensione e l’ingegner Fancesconi muore. Le Generali da il compito ad una commissione di valutare il da farsi, la quale decide di continuare gli investimenti. L’ingegner idraulido Attilio Spada viene incaricato di realizzare la bonifica a scolo meccanico e realizza moltissime opere. Aumentano le case coloniche ed i mezzadri, che arrivano a 83 a fine secolo (la mezzadria verrà mantenuta fino al 1993).
Dopo gli ingenti danni della prima guerra mondiale nel 1920 (allagamento dell’intero territorio) la situazione anteguerra viene ripristinata , viene costruita la strada tra Ca’ Corniani e Ca’ Cottoni e nel 1927 viene inaugurato il Ponte delle Bilance. La popolazione aumenta fino a toccare i 2000 abitanti e durante la seconda guerra mondiale viene scongiurato un secondo allagamento.
Finita la guerra la modifica dei rapporti tra mezzadri e proprietà, il boom industriale e lo sviluppo turistico di Caorle comportano un abbandono delle campagne ed inizia lo spopolamenti di Ca’ Corniani che oggi conta poco più di 100 abitanti.
Ne 1974 nasce, infine, Genagricola e la gestione moderna che noi tutti conosciamo.

 

“Augurandomi che Ca’ Corniani possa riprendersi la vitalità perduta grazie a questi ultimi investimenti – conclude l’arch. Gusso – ringrazio tutti coloro i quali mi hanno supportato per la realizzazione dell’opera ed affiancato in questi 4 intensi anni di studio e ricerche. Questo lavoro lo dedico a mio padre Pietro, dipendente di Generali per ben 32 anni, che, sono sicuro, ne sarebbe stato molto fiero”.

 

pubblicata il 18 luglio 2020
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